sabato, Aprile 5, 2025

Perché non ricordiamo i sogni? Lo studio

Capita a tutti, di tanto in tanto, di non ricordare i sogni, anche se ad alcune persone accade più di frequente. Scopriamo il perché...

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Ognuno di noi vive l’esperienza dei sogni in maniera unica e personale. Alcuni si svegliano con un ricordo vivido delle narrazioni notturne, mentre altri portano con sé solo un’eco di quei momenti, o talvolta nessun ricordo. È naturale chiedersi: cosa influenza questa diversità nel ricordare i sogni?

Perché non ricordiamo i sogni?

Recentemente, una ricerca condotta dalla Scuola IMT Alti Studi Lucca ha esplorato proprio questa domanda. Attraverso uno studio approfondito che ha coinvolto persone di età compresa tra i 18 e i 70 anni, i ricercatori hanno cercato di comprendere meglio questa variazione. I partecipanti, che hanno gentilmente condiviso i loro sogni quotidianamente per due settimane, hanno offerto una finestra preziosa sulle dinamiche del sonno e della memoria.

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Dai dati raccolti, è emerso un quadro affascinante: i giovani con una disposizione positiva verso i sogni e una tendenza a lasciare vagare la mente durante il giorno ricordano più frequentemente i loro sogni. Questi individui sperimentano spesso un sonno caratterizzato da fasi più leggere e prolungate, che sembrano favorire una maggiore ricchezza di ricordi onirici. Al contrario, le persone più anziane spesso si trovano nella condizione di ricordare meno dettagli o di avere sogni meno definiti, esperendo più frequentemente i cosiddetti sogni bianchi.

Cosa sono i sogni bianchi?

I sogni bianchi sono quelli in cui le persone avvertono al risveglio di aver sognato, ma non riescono a ricordare alcun dettaglio specifico del sogno. Durante la fase REM del sonno, che è il momento in cui i sogni sono più vividi e frequenti, il cervello è molto attivo, e anche se stiamo sognando, fattori come una minore durata delle fasi REM o interruzioni del sonno possono influenzare la nostra capacità di ricordare questi sogni al risveglio.

Immagina che stai guardando un film interessante (dream generation): la tua mente crea una storia mentre dormi. Quando il film finisce, devi salvare ciò che hai visto su un dispositivo di memoria (encoding) per poterlo rivedere o raccontare agli altri. Il giorno dopo, per raccontare il film agli amici, devi essere in grado di ricordare e accedere a quelle memorie salvate (retrieval). Se una di queste fasi fallisce, il film sarà dimenticato al risveglio.

Questi risultati, come condiviso dal dottor Giulio Bernardi, uno degli autori dello studio, illuminano come i tratti cognitivi e le caratteristiche del sonno interagiscono con le nostre predisposizioni personali, influenzando la nostra capacità di ricordare i sogni. La dottoressa Valentina Elce, coordinatrice della ricerca, sottolinea l’importanza di queste scoperte per approfondire la comprensione dei legami tra i sogni e il benessere mentale. Interessante è anche l’osservazione che nei mesi primaverili tendiamo a ricordare i sogni con maggiore chiarezza rispetto all’inverno. Questo potrebbe riflettere l’influenza dei ritmi naturali e delle condizioni ambientali sul nostro ciclo del sonno e, di conseguenza, sulla nostra memoria onirica.

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