In un’epoca in cui l’informazione viaggia alla velocità della luce attraverso i social media, distinguere la realtà dalla finzione è sempre più complesso. Il fenomeno delle fake news non solo distorce la verità, ma può incidere profondamente sulla psicologia umana, dando origine a ciò che viene definito “falsi ricordi”.
La natura psicologica dei ricordi
Un ricordo, nel suo tessuto più intimo, non è un’impronta fedele del passato ma piuttosto un’elaborazione continua e dinamica. In una società della trasparenza come quella descritta da Byung-Chul Han, la memoria diventa spazio non solo di conservazione ma anche di manipolazione, dove le informazioni vengono trasformate e stabilizzate in narrazioni che si adattano alle esigenze del presente. Non siamo dunque archivisti fedeli della nostra storia personale, ma piuttosto autori di un continuo riscrivere che plasma i ricordi a immagine delle nostre attuali convinzioni e stati emotivi.
I ricordi traumatici evidenziano con particolare acuità questa dinamica. Non si fissano nella mente come fotografie nitide, ma come frammenti di una narrazione che si riassembla incessantemente, dove la violenza del trauma distorce i meccanismi di codifica e consolidamento. Questi ricordi diventano simboli del modo in cui il dolore modella la nostra percezione del passato, rendendoci partecipi di una storia che è sempre in bilico tra realtà e interpretazione.
La genesi dei falsi ricordi
La formazione di falsi ricordi è intrinsecamente legata alla saturazione informativa e alla digitalizzazione della nostra società contemporanea. Quando informazioni errate o fuorvianti vengono integrate nei ricordi di un individuo, esse non sono semplici errori o distorsioni, ma manifestazioni di un ambiente iper-stimolante che confonde la linea tra realtà e rappresentazione. Questo fenomeno riflette la profonda ambivalenza della nostra era: da un lato, l’accesso illimitato all’informazione potenzia, dall’altro, genera una vulnerabilità unica, quella di assorbire come vere esperienze che sono invece mediazioni.
In questo contesto, la suggestione e la confabulazione non sono semplicemente meccanismi psicologici, ma risultati di una cultura che trasforma continuamente il reale in iperreale. Ad esempio, quando un individuo “ricorda” un evento mai realmente vissuto ma solo letto o visto attraverso i media, si assiste a un fenomeno in cui la narrazione mediatica diventa esperienza vissuta. Questo è particolarmente evidente quando tali narrazioni sono emotivamente coinvolgenti e presentate in maniera convincente, innescando una risposta emotiva che cimenta ulteriormente il falso ricordo. Si tratta di una situazione molto pericolosa, poiché queste dinamiche possono trasformare la memoria, non più solo un deposito di dati personali, ma un campo di battaglia ideologico dove ciò che è veramente accaduto diventa indistinguibile da ciò che è stato mediato e manipolato.
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L’impatto delle false notizie sui ricordi
Interessante – e direi fondamentale – è lo studio pubblicato dall’Università di Cork, Irlanda, e coordinato da Gillian Murphy, il quale ha esaminato come le false notizie siano in grado di generare falsi ricordi, soprattutto in contesti pregni di emozioni come durante le elezioni o come il referendum sull’aborto in Irlanda nel 2018. Lo studio ha rivelato che quasi la metà dei partecipanti ha riportato falsi ricordi di almeno uno degli eventi inventati presentati nei sei articoli di notizie (due dei quali erano fabbricati). I partecipanti che erano a favore della legalizzazione dell’aborto, erano maggiormente propensi a ricordare scandali falsi attribuiti agli oppositori; viceversa, chi era contrario tendeva a ricordare falsamente scandali attribuiti ai sostenitori.
La particolarità di questi falsi ricordi emerge con maggiore evidenza tra gli individui con minori capacità cognitive, suggerendo una correlazione tra la vulnerabilità alle influenze esterne e la capacità di critica e analisi. Questa vulnerabilità, che possiamo definire come intrinseca nella struttura cognitiva, dimostra come la memoria non sia solo un archivio di eventi passati, ma un campo di battaglia per la verità oggettiva e le convinzioni soggettive. Nonostante gli avvertimenti sui potenziali inganni delle notizie lette, molti partecipanti hanno mantenuto ferme le loro memorie false, sottolineando la sfida di destrutturare convinzioni già consolidate nel tessuto della memoria personale.
Fonti
- Murphy, G., Loftus, E. F., Grady, R. H., Levine, L. J., & Greene, C. M. (2019). False Memories for Fake News During Ireland’s Abortion Referendum. Psychological Science – doi.org
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Murphy, G., Loftus, E. F., Grady, R., Levine, L., & Greene, C. (2019). False Memories for Fake News During Ireland’s Abortion Referendum. SSRN Electronic Journal – papers.ssrn.com
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Murphy, G., & Loftus, E. F. (2019). Fake News Can Lead to False Memories. Association for Psychological Science – psychologicalscience.org